Dati USA sul lavoro: valutazioni contrastanti degli analisti

Sulla base degli ultimi dati pubblicati, si è fermata sotto le attese, e al livello minimo da un decennio a questa parte, la variazione dei nuovi occupati nel mercato statunitense. Un dato che per l’aggiornamento del mese di marzo rallenta da 219 mila unità a 98 mila unità, con una correzione che – dopo il malumore iniziale da parte degli osservatori – è comunque stata giudicata come fisiologica rispetto ai livelli particolarmente elevati dei primi due mesi dell’anno e sconta alcuni fattori climatici di natura temporanea, dando così il lancio per valutazioni sicuramente meno pessimistiche.

Di fatti, sottolineano autorevoli analisi, è vero che se gennaio e febbraio avevano registrato temperature miti favorendo un boom delle assunzioni nel settore delle costruzioni, è altrettanto vero che la tempesta di marzo e un generalizzato ritorno del freddo hanno alterato le rilevazioni di marzo, interrompendo alcuni flussi di assunzione in settori particolarmente esposti a tali intemperie.

Non solo: a sostenere un’interpretazione positiva dei dati vi sono anche i risultati estratti dell’indagine presso le famiglie, con disoccupazione in calo da 4,7 per cento a 4,5 per cento (il livello minimo dal maggio 2007 ad oggi) pur a fonte di una conferma del tasso di partecipazione alla forza lavoro stabile al 63 per cento. Peraltro, segnali di sostanziale stabilità arrivano anche dai dati sui salari, che per l’aggiornamento del mese di marzo aumentano di 0,2 per cento mese su mese (2,7 per cento anno su anno) in linea con le attese e contestualmente beneficiano di una revisione al rialzo del precedente a +0,3 per cento mese su mese.

Complessivamente, dunque, sebbene i dati siano stati differenti dagli auspici, sembrano essere condizionati da fattori transitori e non sono in grado di variare il quadro di un mercato del lavoro in buona salute.

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