Eurozona, buone notizie dagli indagini di fiducia

Nell’area euro, le stime preliminari per i CPI in agosto forniscono un duplice segnale agli investitori e a tutti gli operatori interessati: se infatti l’inflazione complessiva sta accelerando in una maniera che è più rapida delle previsioni dei principali macroeconomisti, è anche vero che, in un livello di maggiore dettaglio, le pressioni sull’inflazione core restano invece molto ridotte.

In particolare, dalle ultime analisi effettuate la stima flash indica che nell’Eurozona l’inflazione ha accelerato un decimo più delle attese degli analisti, salendo a quota 1,5 per cento contro il + 1,3 per cento che era stato rilevato nel corso del periodo precedente. L’aumento sembra essere spiegato da un aumento più forte del previsto del prezzo dell’energia, che solamente in parte è stato compensato dal calo dei prezzi dei prodotti alimentari.

Geograficamente, le letture preliminari delle inflazioni tedesca e spagnola hanno mostrato dei dati che sono marginalmente più forti del previsto. In Francia, la stima flash indica invece che l’inflazione ha accelerato a 0,9 per cento da 0,7 per cento, in linea con le previsioni, così come in Italia, dove l’inflazione sale di due decimi a 1,3 per cento da 1,1 per cento.

Tornando al dato aggregato nell’area euro, emerge come l’indice core (al netto di alimentari, energia, alcol e tabacco) sia rimasto invece stabile a 1,2 punti percentuali, e dunque in linea con le attese. Nei prossimi mesi gli analisti si attendono che il dato dell’inflazione nell’Eurozona rimanga circa stabile rispetto agli attuali livelli riscontrati, per poi rallentare sotto quota l’1 per cento nel corso dei primi mesi del 2018 sulla scia di un effetto base negativo della componente energetica.

Vedremo nel corso delle prossime settimane se, con i nuovi dati statistici, tale tendenza previsionale troverà o meno una reale conferma dei fatti.

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