Recupero crediti: addio Equitalia, scatta l’era dei pignoramenti mirati

Recupero creditiDal 1° luglio, sulle cartelle di pagamento appare la firma dell’Agenzia delle entrate-Riscossione, l’ente che per volere del governo ha preso il posto della tanto odiata Equitalia. Non si tratta dell’unica novità perché oltre al nome sono cambiate alcune procedure, in particolare per quanto riguarda le modalità di riscossione dei debiti tramite pignoramento dei conti correnti.

Con il passaggio al nuovo ente, la novità che più è balzata all’occhio – e che più ha suscitato critiche e preoccupazioni – è stata quella che riguarda il pignoramento diretto del conto del debitore, senza passare attraverso la decisione del giudice.

Una procedura fortemente contestata dagli addetti ai lavori, che l’hanno riconosciuta come una modalità “aggressiva e illegittima” – così l’ha definita Roberto Biscotto, vice presidente nazionale di PMI Italia – e che rischia di alimentare la distanza tra fisco e contribuenti, siano questi imprenditori o semplici privati. “Migliaia di piccoli imprenditori già vessati da tasse e balzelli vari – ha detto Biscotto alla stampa – rischiano adesso di vedersi pignorato il conto corrente per una cartella esattoriale o un debito fiscale”.

L’Agenzia, in una nota, ha precisato che col passaggio al nuovo ente non c’è stata alcuna accelerazione o “stretta” particolare a scapito dei debitori in difficoltà coi pagamenti. Tempi e modalità non sarebbero cambiate, anzi: per i contribuenti sarebbe più facile evitare spiacevoli conseguenze in caso di pignoramento del conto.

La norma che regola il pignoramento del conto senza passare dal tribunale, come specificato dall’ente, in realtà è già in vigore dal 2005. Il decreto legge 203/2005, in materia di riscossione delle imposte sul reddito e di pignoramento “presso terzi”, aveva introdotto la procedura con cui la società di recupero crediti poteva bloccare il conto per prelevare la somma che spetta al creditore senza bisogno della preventiva autorizzazione di un giudice.

Sotto questo punto di vista, quindi, dal 1° luglio non c’è stata alcuna novità rispetto al passato, considerato che Equitalia, per ben 12 anni, ha avuto accesso diretto ai conti.

Col passaggio di consegne tra Equitalia e Agenzia dell’Entrate-Riscossione, verrebbero invece introdotte alcune garanzie per i debitori. Il nuovo ente, infatti, ha accesso diretto ai dati che consentono di verificare le giacenze sui conti, nel caso in cui lo stesso contribuente abbia intestati più conti a suo nome. In questo modo, il pignoramento diviene mirato perché verrà effettuato sul solo conto in cui è disponibile l’importo necessario a saldare il debito e soltanto sulla somma da coprire, non sull’intero ammontare della giacenza.

Le differenze rispetto al passato? Equitalia, non avendo accesso diretto ai dati delle giacenze, pignorava tutti i conti intestati, dovendo poi attendere riscontro dalle banche sull’ammontare dei capitali disponibili, prima di riscuotere il dovuto e svincolare gli altri conti. Procedura che com’è facile intuire causava non pochi grattacapi e problemi di liquidità ai cittadini e agli imprenditori, che si vedevano bloccare sia il conto “professionale”, sia quello personale, restando completamente a corto di liquidità. Con le nuove regole, invece, il conto bloccato sarà soltanto uno, rimanendo le altre disponibilità finanziarie a disposizione del debitore.

In sintesi, la nuova Equitalia consulterà preventivamente le banche dati dell’INPS, dell’anagrafe tributaria, di Uffici Postali e delle banche, per avere informazioni utili quali rapporto contrattuale di lavoro, stipendio o pensione, immobili detenuti e soldi depositati in banca dal debitore. LAgenzia delle Entrate-Riscossione potrà pignorare solo i capitali necessari a soddisfare il credito, senza bloccare l’economia di una famiglia o di un’impresa, congelando tutti i loro risparmi.

In ogni caso, il processo di riscossione non sarà automatico. L’esattore dovrà recapitare al debitore avvisi e solleciti, dopo i quali avrà 60 giorni per regolarizzare la sua posizione saldando quanto dovuto, chiedendo di pagare a rate o opponendo ricorso. Una volta saldato il debito o pagata la prima rata, il debitore potrà richiedere lo sblocco del conto corrente. In caso contrario, senza alcun riscontro e passati i 60 giorni, l’Agenzia procederà col recupero coattivo, anche attraverso il pignoramento.

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