Dollaro troppo forte, ora anche la Fed ha paura

dollaroIl dollaro continua a rafforzarsi nei confronti delle valute di principale riferimento e, in particolar modo, nei confronti dell’euro. Uno scenario che se da una parte può confortare circa l’avvenuta e completa ripresa della credibilità dell’economia a stelle e strisce, d’altra parte genera particolari preoccupazioni per quanto concerne le difficoltà che un super-dollaro potrebbe generare nell’export dal territorio nordamericano ai principali partner (i quali, per giunta, stanno attualmente vivendo una fase di evidente criticità, con tassi di crescita economica ben al di sotto delle previsioni).

È questo, in estrema sintesi, quel che emerge dalle minute Fomc dello scorso 16 e 17 settembre, rese ora pubblicamente note. Durante quel meeting, il costo del denaro era stato confermato ai minimi storici, mentre il programma di stimoli all’economia era stato ridotto di ulteriori 10 miliardi di dollari, per un livello ora confermato a 15 miliardi di dollari al mese.

Nei verbali è quindi emerso chiaramente il timore della Federal Reserve circa l’impatto che il rafforzamento del dollaro potrebbe avere sull’economia interna, e l’influenza negativa che la crescita deludente delle economie di Europa, Giappone e Cina potrebbe avere sulle prospettive di ripresa dell’export statunitense. La prossima riunione del comitato di politica monetaria della Federal Reserve è fissato per il 28 e per il 29 ottobre. Anche se niente è scontato, sembra sempre più probabile che l’appuntamento di fine ottobre possa segnare la fine del piano di acquisto di bond e di titoli.

Secondo la Federal Reserve, infine, il rafforzamento del dollaro, che riduce il costo dei beni e dei servizi importati, potrebbe contribuire a tenere l’inflazione al di sotto della soglia del 2%, considerata ottimale non solamente dalla Federal Reserve, ma anche dalla nostrana Bce (che tuttavia ha maggiori difficoltà a traghettare il costo del denaro verso tale limite).

“Alcuni partecipanti hanno espresso la preoccupazione che una persistente debolezza della crescita economica e dell’inflazione nell’Eurozona possano portare a un ulteriore apprezzamento del dollaro e avere un effetto avverso sul settore esterno americano” – precisa ancora la nota della Fed.

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