Investire in borsa: come, dove e quanto

stock-market-2616931_1920In un passato non troppo lontano gli investimenti in borsa erano a quasi esclusivo appannaggio di soggetti con ampia disponibilità economica. Ormai da tempo le cose sono molto cambiate, nonostante questo permane nell’italiano medio una certa paura dell’investimento in titoli azionari. La difficoltà sta non tanto nel trovare lo strumento più adatto, quanto piuttosto nello scegliere l’azione in cui investire.

Società, dividendi, mercato estero: su quali azioni investire


Partiamo con il dire che non esiste un metodo certo, seguendo il quale abbiamo la garanzia di acquistare titoli azionari che nell’arco di breve tempo aumenteranno di molto il proprio valore. Più che altro si possono seguire alcuni suggerimenti, dati solitamente dai grandi guru della finanza. Perché il mercato azionario, per come è costruito, è altalenante; se esistesse un metodo per stabilire quale sia il titolo che oggi aumenterà maggiormente di valore, chiunque lo conoscesse sarebbe l’uomo più ricco del mondo. Noi comuni mortali ci possiamo basare solo sulle informazioni che si possono ottenere studiando un settore, un’economia, una singola società. Questi sono in effetti i passi da fare: si sceglie una singola società, oppure un intero settore o ancora un Paese e si valutano pregi e difetti di quella specifica economia. Ci sono soggetti che preferiscono ragionare su interi settori e Paesi, ad esempio preferendo comprare azioni del mercato cinese rispetto a quelle del mercato europeo. Si ragiona in questo modo quando si nota uno Stato, o un settore, in forte crescita rispetto ad altri. A conti fatti però arrivando al succo, si dovrà poi sempre ragionare sulla singola società, per capire se sia effettivamente quella di cui vale la pena acquistare titoli azionari.

Il titolo azionario perfetto

Non esiste un titolo azionari perfetto, ideale, che chiunque dovrebbe acquistare. Molto dipende dalla visione del singolo investitore; per fare un esempio banale, in passato molti preferivano investimenti a lungo termine: compravano un titolo che offriva alti dividendi, ne godevano per anni, con l’intenzione di rivenderlo solo in casi estremi, per necessità impellente di capitale. Oggi molti investitori invece effettuano una costante compravendita: acquistano titoli di mercati con alta volatilità, attendono gli sviluppi e gli aumenti delle quotazioni e rivendono tutti i titoli che possiedono, ottenendo un rapido profitto. A volte tali speculazioni portano ad avere un titolo in portafoglio anche solo per qualche giorno o settimana. Chiaramente le due visioni portano a scegliere titoli differenti tra di loro. Il ragionamento è però più o meno similare: si prediligono quelle società che danno fiducia, che sembrano avere le carte in regola per durare nel tempo e avere successo. Ci sono poi eventi di vario genere che portano ad un aumento del valore dei titoli azionari, tra cui le leggi di mercato: più un titolo è ricercato e richiesto e maggiore sarà il suo valore.

La domanda e l’offerta

Il mercato è un mondo che funziona seguendo le proprie regole, molto particolari e non così semplici da intuire per chi è all’oscuro del mondo della finanza. La legge della domanda e dell’offerta è però abbastanza semplice da comprendere, in quanto regola moltissime questioni, non solo il mercato azionario. Per dirla in modo semplice: più un prodotto è ricercato e desiderato e più rapido sarà il suo aumento di valore; lo stesso avviene se la richiesta è alta e la disponibilità del bene sul mercato è bassa. È un esempio il valore dell’oro, o dei diamanti: è elevato anche perché di queste materie prime non sono facili da reperire e non sono disponibili in abbondanza. Le motivazioni per cui un titolo azionario è particolarmente ricercato però possono essere varie, a partire ovviamente dalla salute di una società. Indicazioni che riguardano una futura acquisizione di un’altra società, l’operatività all’interno di un mercato in perfetta salute, fatturato e utili elevati, sono tutti elementi ovviamente importanti. Può però essere importante, per spingere la domanda di un titolo, anche la prossimità con il pagamento dei dividendi; e infatti proprio quando le società stanno per pagare i dividendi ai propri azionisti le quotazioni di borsa tendono a salire.

Il mercato più adatto

Come abbiamo detto, molti tra coloro che investono in borsa tendono a prediligere titoli azionari che ricadono all’interno di uno specifico mercato. Fino alla crisi del 2008 in Europa uno dei mercati particolarmente apprezzato dagli investitori a medio e lungo termine era quello dei titoli bancari. In Italia l’impressione era che ogni giorno aprisse una nuova filiale di una banca; c’era una forte fiducia nel mondo del credito e un buon numero di istituti bancari era in situazione fiorente. Le cose sono però rapidamente cambiate e oggi molti tra coloro che avevano un portafoglio ricco di titoli bancari hanno accusato perdite importanti. Ci sono però anche altri mercati, come ad esempio quello dell’elettronica: numerose società che operano in ambito elettronico, spesso realtà produttive, hanno mostrato negli anni una certa solidità.

Dove comprare titoli azionari

Per poter acquistare un qualsiasi titolo azionario ci si deve rivolgere a un intermediario, perché le società non sono in grado di vendere titoli direttamente ai propri clienti. Gli intermediari disponibili sono tantissimi, si va dalle singole banche, alcune delle quali consentono la compravendita anche tramite home banking, per passare poi a società di gestione finanziaria, a broker che si occupano quasi esclusivamente di titoli azionari e così via. Molte di queste offerte sono disponibili direttamente online; in pratica è possibile comprare un titolo azionario da casa, con un computer o uno smartphone. Lo stesso avviene per la vendita, chiariamo inoltre che sulle rendite finanziarie è previsto un pagamento diretto delle imposte, pari al 26% del profitto ottenuto. Quindi se si compra un titolo azionario per poniamo 1.000 euro e lo si rivende dopo qualche giorno (o mese o settimana) a 1.500 euro l’intermediario paga per il proprio cliente 130 euro di tasse allo Stato. Si tratta di una tassazione diretta, che mette poi al riparo da richieste di ulteriori tassazioni sulle rendite finanziarie; nel senso che con la dichiarazione dei redditi per l’anno successivo l’Agenzia delle Entrate non chiederà ulteriori soldi al contribuente.

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