Si arresta il calo del dollaro post FOMC

roeIl calo post-FOMC riscontrato dal dollaro statunitense sembra essersi fermato con la chiusura della giornata di venerdì. Ad ogni modo, guai a tirare il fiato, visto e considerato che la pausa che abbiamo avuto modo di verificare potrebbe essere posta in serio rischio in questi giorni se i pochi dati macro statunitensi in corso di uscita dovessero risultare negativi (si pensi, tra i principali, ai dati sulle vendite di case e, successivamente, a quelli sugli ordini di durevoli).

A influenzare il cambio saranno inoltre i vari discorsi Fed dei prossimi giorni, che potranno essere molto utili per poter cogliere qualche spunto sulle rispettive posizioni dei membri FOMC in merito al timing del prossimo rialzo dei tassi (aprile o giugno?). Tutto ciò sarà tuttavia solo un’anteprima di quel che accadrà il 1 aprile, quando verrà pubblicato il prossimo employment report. Se a fronte di dati positivi si dovesse osservare anche un miglioramento del quadro internazionale, la probabilità di un rialzo dei tassi nel secondo trimestre dell’anno potrebbe crescere in misura rilevante, permettendo al dollaro di poter recuperare una buona parte del calo.

Di contro, venerdì scorso la salita dell’euro sembra essersi fermata, lasciando alle spalle il massimo post-FOMC di giovedì. Anche in questo caso molto importanti saranno i dati macro in uscita, con i PMI dell’area prima e gli indici tedeschi IFO e ZEW poi. Ulteriormente, se in queste settimane il quadro macro dell’area non dovesse mostrare alcun miglioramento, la probabilità di ulteriore stimolo BCE in giugno aumenterebbe, e con essa la probabilità di ridiscesa dell’euro sotto quota 1,10 EUR/USD.

Occhi aperti pertanto al futuro di breve e brevissimo termine: gli spunti per orientare i cambi non mancano di certo…

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