Tassi fermi al FOMC di aprile

entrepreneur-1340649_960_720Come ampiamente atteso e preannunciato, la riunione del FOMC di aprile si è conclusa con la decisione di lasciare i tassi fermi, e ancora con il dissenso di E. George, che avrebbe voluto attuare un rialzo di 25 punti base. Il comunicato ha poche, ma rilevanti, modifiche, che tendono a ridimensionare i timori che avevano fermato i rialzi a gennaio e marzo, sia a livello domestico sia a livello internazionale.

Tra i principali spunti forniti dal comunicato del comitato, vi è l’annotazione implicita che le prossime decisioni saranno assunte guardando sempre più all’evoluzione dell’economia americana rispetto a quanto avverrà sul fronte del contesto degli “sviluppi globali”, segnalando dunque che il quadro è più prevedibile e sotto il controllo della Fed.

La previsione di ulteriore miglioramento del mercato del lavoro, nonostante la crescita deludente, segnala la crescente convinzione che l’obiettivo del pieno impiego sia praticamente raggiunto (o, se preferite, una condizione di disoccupazione fisiologica). L’employment report di aprile, in uscita il 6 maggio, dovrebbe aggiungere altre indicazioni positive. Sull’inflazione si devono ancora raccogliere informazioni, ma il rialzo dei prezzi energetici, il deprezzamento del dollaro e l’allentamento delle condizioni finanziarie da inizio anno si rinforzano a vicenda e contribuiscono ad avvicinare l’obiettivo del 2%.

Come riportato dagli analisti della banca ISP, con i tassi ancora molto vicini a zero, l’aggiustamento della politica monetaria segue una regola “asimmetrica”: meglio sbagliare ritardando piuttosto che anticipando i rialzi. Pertanto il FOMC vuole vedere, e non solo prevedere, il graduale rialzo dell’inflazione. Per l’estate, forse a luglio, se non già a giugno, le condizioni per un altro rialzo potrebbero essere soddisfatte.

Certo è che la partenza non sembra essere l’ideale: i deludenti dati del Pil Usa hanno infatti sorpreso (negativamente) gli analisti.

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